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Imparare a suonare uno strumento musicale fa bene al cervello

La musica accompagna gran parte delle attività quotidiane, coccolandoci oppure regalandoci una valvola di sfogo. Ma chi lo avrebbe detto che imparare a suonare uno strumento musicale fa bene al cervello?

Non è più un segreto: ascoltare musica è un toccasana per il corpo perché influenza per esempio la respirazione, il battito cardiaco, la pressione sanguigna e il sistema immunitario.

Tuttavia gli effetti positivi della musica a livello fisico passano dalla sua capacità di condizionare la funzionalità di alcune strutture del cervello.

Tuttavia se le reazioni dell’ascolto della musica sono note già da diverso tempo, non si può dire lo stesso dei perché fa bene suonare uno strumento.

La scienza ha dimostrato quanto lo studio di uno strumento musicale riesca a sviluppare alcune capacità nei bambini e a migliorare il funzionamento del cervello negli adulti.

Perché imparare a suonare uno strumento musicale fa bene al cervello?

Lo studio di uno strumento musicale riesce a cambiare il cervello a livello strutturale, sviluppando alcune aree cerebrali nei bambini e migliorando la memoria a lungo termine negli adulti.

Che si tratti di bambini o di adulti, secondo la scienza, suonare uno strumento apporta benefici al cervello. Sì, ma cosa accade al cervello quando si suona uno strumento?

  • Memoria – Il fatto di dover imparare a decifrare il “linguaggio” musicale e dover ricordare il significato di ogni simbolo e regola stimola la memoria a breve e a lungo termine.
  • Capacità di lettura – Nei più piccoli lo studio di uno strumento migliora la capacità di lettura, considerando la necessità di leggere gli spartiti e la condivisione dei medesimi processi da parte di musica e lettura. Cosa insegna suonare uno strumento? Insegna anche a parlare meglio.
  • Multitasking – Imparare a suonare uno strumento richiede l’attivazione di più facoltà contemporaneamente: vista, tatto e udito devono andare di pari passo. L’abilità di fare più cose nello stesso momento si ripropone in ogni situazione quotidiana.
  • Ragionamento analitico – L’approccio a uno strumento passa attraverso la memorizzazione del “linguaggio” musicale, la padronanza delle note e l’esercitazione. Tutto questo finisce per stimolare la stessa area cerebrale deputata al pensiero verticale e al ragionamento analitico.
  • Creatività – Imparare a fare musica significa decidere le note, gli accordi, i tempi e tutti i dettagli tecnici per ottenere qualcosa di originale. Tale variazione costituisce la base del pensiero creativo.
  • ConcentrazioneStudiare musica da adulti o da bambini richiede un livello di concentrazione elevato dall’inizio alla fine della lezione, diventando una specie di allenamento per il cervello. Gli obiettivi futuri verranno affrontati con risoluzione e perseveranza.
  • Autostima – L’impegno e l’esercizio portano a progressi che rinforzano l’autostima e la sicurezza in se stessi. Sarà più facile esibirsi e affrontare le piccole e grandi sfide.

Lo studio della batteria rende il cervello ancora più efficiente

La batteria è uno strumento complesso che richiede il senso del ritmo, l’impiego di più abilità e l’uso di tutti e quattro gli arti simultaneamente. Questo sforzo comporta dei cambiamenti a livello cerebrale.

Normalmente quando una persona destrimane compie un movimento con la mano dominante, si attiva l’emisfero sinistro del cervello. Quando compie lo stesso movimento con la mano sinistra, invece, vengono coinvolti entrambi gli emisferi.

Immaginiamo il lavoro svolto dal cervello di un batterista quando esegue movimenti complessi con tutti e quattro gli arti e dissocia le traiettorie delle mani.

Uno studio portato avanti dalla Bergmannsheil University Clinic e dalla Ruhr-Universität ha evidenziato le connessioni che si verificano tra i due emisferi del cervello di chi suona la batteria.

Dalle risonanze magnetiche effettuate sui batteristi reclutati per la ricerca sono emerse molte differenze strutturali e funzionali.

Se generalmente la materia grigia risponde agli stimoli prodotti in anni di pratica di uno strumento musicale attraverso lo sviluppo di linguaggio, memoria e tutti gli altri benefici sopra descritti, lo studio della batteria porta anche al cambiamento della materia bianca (lamina ricca di fibre che mettono in collegamento i due emisferi del cervello).

In tal senso, secondo la ricerca, lo studio della batteria sarebbe capace di potenziare la funzionalità della materia bianca, favorendo una comunicazione fluida e continua tra le diverse aree cerebrali.

Sostanzialmente la capacità del batterista di dissociare le traiettorie motorie delle mani e di costruire pattern di batteria è legata alla velocità con cui le fibre spesse della materia bianca sostengono lo scambio di impulsi e informazioni tra emisfero destro ed emisfero sinistro.

Oltre a ciò, la verifica delle abilità dei batteristi coinvolti nella ricerca ha dimostrato anche una stretta correlazione tra materia bianca efficiente e performance con la batteria.

Per raggiungere tali risultati è importante imparare a suonare la batteria affidandosi a un istituto di musica specializzato. Ad esempio nel Lazio si possono prendere lezioni di batteria a Roma alla GIO Drum Training.

Nella scuola professionale di batteria e percussioni fondata da Giorgio Onori, le lezioni vengono sviluppate in rapporto all’età e al livello e sono tenute da insegnanti qualificati in modo da promuovere il migliore approccio alla batteria, da affinare il senso del ritmo e le abilità e da gettare le basi per esprimersi al meglio.