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Caso Fedez, il Codacons insiste: incombe interrogazione parlamentare

Caso Fedez, il Codacons insiste: incombe interrogazione parlamentare scritta e presentata da Francesco Gallo del Gruppo Misto che ha chiesto al Ministro della giustizia di fornire chiarimenti su alcune anomalie sollevate di recente anche dai mass media.

Fedez – Foto: Instagram

La vicenda riguarda la Pm di Roma, Antonia Giammaria, che come noto ha rinviato a giudizio il Codacons accusando l’associazione di avere diffamato Fedez, rinvio a giudizio però ritenuto abnorme dal Tribunale di Roma, che lo ha annullato, rimandando il procedimento ad un nuovo Pm, Marcello Cascini, che ha ipotizzato nuovamente una diffamazione ai danni del rapper definito “ciuccio” dal Codacons. Tutto ciò mentre per una identica vicenda un altro giudice, Carerina Sgrò, ha di recente assolto Daniela Martani (ex hostess e concorrente del “Grande Fratello“) dall’accusa di diffamazione per aver definito i Ferragnez “perfetti idioti, palloni gonfiati irrispettosi della vita delle persone e degli animali”.

Un corto circuito giudiziario che ha portato oggi il Parlamento a chiamare in causa direttamente il Ministro della Giustizia, attraverso una interrogazione in cui si legge: “Si assiste spesso a notizie di approcci contraddittori da parte delle diverse procure della Repubblica in relazione ad un fenomeno sempre più in evoluzione ovvero quello della presenza di affermazioni sul web che, da un lato, costituiscono espressione del diritto di critica e, dall’altro, vengono di volta in volta regolate nella portata da un’applicazione non uniforme del reato di diffamazione, azioni che indubbiamente non possono che avere quale focus della critica proprio l’attività dei più noti influencer e degli utenti dei social e del web. Senonché, proprio in tale ambito, ciò che rientrava nel diritto di critica – qualificato dall’essere un’associazione dei consumatori che agisce in forza di un dovere imposto dalla legge (Codice del consumo) e dallo Statuto – è divenuto in alcuni casi un’esimente, in altri reati di diffamazione; l’applicazione spesso contraddittoria di tale ipotesi di reato in relazione a comportamenti analoghi rischia di colpire le libertà ed i principi costituzionali della libertà di pensiero e conseguentemente del diritto di critica e cronaca; risultano all’interrogante dei casi, tutti comprovati da documenti certi, che hanno messo in risalto come un pubblico ministero della stessa procura decida di esercitare l’azione penale in un caso identico, riguardante una medesima offesa rivolta a specifici influencer, per il quale il pubblico ministero della stanza accanto ha ritenuto di assolvere un altro soggetto che aveva espresso le proprie opinioni nei confronti degli stessi influencer”.

Nell’interrogazione si chiede dunque al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, “se intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, in specie di carattere normativo, volte a rafforzare le garanzie di imparzialità e terzietà di chi deve esercitare l’azione penale e conseguentemente assicurare tutele ai cittadini; se e quali iniziative di competenza, in particolare di carattere normativo, siano state assunte o si intendano assumere ai fini della certezza del diritto e di consentire ai cittadini di poter correttamente orientare le loro scelte e azioni con specifico riferimento al contemperamento tra diritto di libertà di pensiero, cronaca e critica e il reato di diffamazione, anche considerando le particolari problematiche poste dalla diffusione pervasiva dei social network”.

Ora il Procuratore capo della Repubblica di Roma, Francesco Lo Voi, dovrà spiegare al Ministro le ragioni di queste strane differenze di giudizio.